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Il riconoscimento



Pur dovendo essere questo il capitolo della gloria, il capitolo da cui in poi, si sarebbe dovuto iniziare a selezionare la razza con rigore scientifico ed estetico perché no, è divenuto invece un triste momento nel cuore dei veri corsisti. Come ormai è riconosciuto da tutti, senza il benché minimo effetto sullo standard vigente, ci si trovò ad un certo punto con un grave problema: il cane corso stava scomparendo, non era più così diffuso, o forse, pensiamo noi, stava rimanendo al di fuori della cinofilia ufficiale e questo non stava bene a qualcuno (ma questo non vuol dire scomparire…). Qualche studioso cominciò ad interessarsene più intensamente sin dagli anni “70, e cercò di recuperare qualche linea rustica per portare avanti un discorso d’allevamento inteso in senso moderno. C’era però molta disomogeneità trai soggetti; differenze di taglia, di mantello, di colori, di testa persino, con tipo di dentatura a forbice, tenaglia, forbice rovesciata e pure qualche prognato presupponiamo.

L’unica cosa ben presente nell’immaginario delle persone, era il Corso visto  come un cane terribile, coraggioso, irrefrenabile. Per alcuni era il cane dei mafiosi e camorristi, che se ne servivano per proteggersi e per incutere paura; per altri era il cane dei macellai, tramite il cui utilizzo i tori e le vacche più ostili venivano ammansite, con poderosi morsi al musello e vicino alle orecchie; poi c’erano anche i cani da pagliaio, quelli che venivano lasciati, soli o insieme ad un custode, a guardia dei raccolti appena mietuti.. Insomma, il corso da regione a regione, incuteva molto rispetto, se non paura e questa forse era la cosa più  in comune tra i tanti soggetti che popolavano le nostre campagne… Si dovette perciò provvedere a dei censimenti, alla raccolta di foto, e si dovette “scegliere”, perchè una razza è una scelta, è fissata da parametri contenuti in uno standard, e dunque tutto non si può tenere, altrimenti non avremmo tutte le razze che conosciamo, ed esisterebbe solo “il cane”(potremmo anche non temere la diversità, siamo sicuri che sarebbe peggio?).

Tra i nomi di coloro che operarono in tal senso, ne voglio ricordare solo due, che ho potuto conoscere personalmente o telefonicamente, e che mi sono parsi degni di stima: il dott. Flavio Bruno, e il dott. Paolo Breber. Non dico con questo che altre persone non furono importanti per il recupero e riconoscimento della razza, ma preferisco, nel marasma di questo mondo, tacere laddove non sono certo..

Cosa accadde ad un certo punto? che nel sangue del nostro beneamato, scorrendo anche lo stesso del suo cugino, il mastino napoletano, vi fu un problema di eccessiva somiglianza.. Non si poteva presentare una razza che appariva una versione leggera del mastino campano, e così, presupponiamo, si scelsero trai Cani Corsi trovati, quelli, rari peraltro, che avevano una particolarità che non era ammessa nello standard dell’altra razza (a quei tempi…): il leggero prognatismo. Questi non è altro che una patologia dell’apparato masticatorio, che può comparire in qualunque specie animale, uomo compreso. Non è funzionale a niente, dato che in natura non esistono esempi di animali naturalmente prognati, ed anzi, quando esagerata come caratteristica, può portare numerosi problemi di masticazione, respirazione, etc. Tuttavia, a qualcosa servì per coloro che la volevano: il riconoscimento da parte dell’enci-Fci, perchè fu possibile a quel punto redigere uno standard, il quale recitava ad un certo punto, che in nessuna parte il Cane Corso doveva ricordare il mastino napoletano, e dal momento che la testa è il maggior segno di tipicità di una razza, proprio lì fu s-colpito il nostro beneamato.

La storia della ricostruzione della razza è minuziosamente riportata nel libro di Casolino-Gandolfi, e qui si può leggere come gli incroci furono ripetutamente effettuati tra consanguinei, allo scopo logicamente, di fissare il più possibile quella caratteristica che avrebbe permesso di avere un nome ufficiale, che avrebbe aperto le porte al commercio di una nuova razza italiana, e avrebbe consentito di agire in trasparenza… o almeno così sarebbe dovuto essere, ma in realtà molti dicono, e anche alcuni giudici avrebbero confermato, ci furono dei quasi certi meticciamenti del Cane Corso con altre razze!

Non bastava infatti accoppiare in consanguineità per fissare il prognatismo e non veder perduto il riconoscimento.. La razza si stava rimpicciolendo e indebolendo, e così, probabilmente, ma non si potrà dimostrarlo più in molti casi, furono immesse razze in cui il prognatismo era ben fissato, come il boxer e poi chi più ne ha più ne metta.. Dogue de bordeaux, Bullmastiff, alani per ridare taglia…

Non si tratta insomma, di una bella pagina della storia del Corso, ma dato che ormai è stata scritta e raccontata da tutti, al mondo intero, non ci rimane che prenderne atto e riniziare a selezionare, cavando quel che di buono può esserci rimasto ancora nei nostri cani, o salvando quel che è rimasto intatto…miracolosamente.. Io credo a prescindere da questo, che ogni selezione debba partire da dei canoni fondamentali, che prima del mantenimento della storia, sono la salute ed il carattere.. Meglio un cane incrociato ma sano, piuttosto che un pezzo di storia marcio.

Logicamente con  questo non voglio difendere gli imbrogli, ma credo ci siano dei casi in cui (finchè almeno non si procederà a una mappatura sistematica del dna dei cani) sia molto difficile avere certezze e ad un certo punto sia anche inutile indagare più di tanto..Insomma, seppur non mi piaccia il prognatismo, l’esclusione del colore bianco, il rimpicciolimento della taglia, seppure io cerchi in selezione di andare verso dentature a forbice, cani di aspetto abbastanza imponente,  non mi pare che debba essere fatta una lotta selvaggia solo a una patologia, non tenendo di conto gli altri problemi dei cani.. Guardiamo il cane in bocca, ma non guardiamolo solo lì! Non voglio far menzione delle associazioni di razza, dei problemi nati e legati a queste; chiunque cammini per la propria strada allevando con amore per i suoi animali, desiderandoli sani e curandosene sino alla fine dei loro giorni, mettendone in risalto le qualità non solo estetiche ma anche caratteriali, ha la mia stima, a prescindere dalla bandiera di cui esso sia.

il riconoscimento



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